Distensione, Mediterraneo e territorializzazione : l'Italia e i cambiamenti della sicurezza marittima, 1965-77
125-148 p.
L'articolo analizza la trasformazione della sicurezza marittima italiana nel Mediterraneo centrale tra il 1965 e il 1977, collocandola all'incrocio tra distensione, globalizzazione dei traffici e territorializzazione del mare. La tesi principale è che la ridefinizione dei confini marittimi non fu soltanto un passaggio giuridico, ma un processo politico-strategico capace di rimodellare percezioni di minaccia, priorità operative e cultura della sicurezza. Integrando fonti governative, militari e diplomatiche italiane con documentazione Nato, britannica, francese e statunitense, il saggio ricostruisce con approccio comparato negoziati sulla piattaforma continentale, crisi della pesca e incidenti nel Canale di Sicilia. Ne emerge il passaggio da un modello navale ancora legato allo scenario di guerra generale tra blocchi a una postura di presenza continuativa, fondata su controllo marittimo e protezione delle attività economiche. Una novità interpretativa riguarda il ruolo delle missioni di vigilanza pesca, lette
come laboratorio di adattamento dottrinale e organizzativo. Un'altra riguarda il rapporto tra assertività nordafricana e minaccia sovietica: la conflittualità mediterranea appare alimentata anche da dinamiche regionali autonome. In questa prospettiva, la Legge navale del 1975 e il Libro bianco del 1977 segnano l'istituzionalizzazione della frontiera marittima nella pianificazione della difesa repubblicana. Il Canale di Sicilia emerge come laboratorio chiave della Guerra fredda mediterranea. [Testo dell'editore]
The article investigates the transformation of Italian maritime security in the Central Mediterranean between 1965 and 1977, at the intersection of détente, trade globalisation, and the territorialisation of the sea. Its core argument is that the process of drawing maritimeborders was not merely a legal adjustment but a political and strategic process that reshaped threat perceptions, operational priorities, and security culture. Drawing on Italian governmental, military, and diplomatic archives, as well as on Nato, British, French, and U.S. documentation, the essay reconstructs continental shelf negotiations, fisheries disputes, and incidents at sea around the Strait of Sicily. The analysis identifies a shift from a naval model, oriented towards general bloc warfare, to a doctrine of continuous maritime presence, focused on control and economic protection. A first innovative contribution is the reassessment of fisheries surveillance missions, considered as a laboratory of doctrinal and organisational
adaptation rather than as peripheral tasks. A second contribution concerns the relationship between North African assertiveness and Soviet power: Mediterranean tensions are shown to stem not only from superpower rivalry but also from autonomous regional and postcolonial dynamics. In this framework, the 1975 Naval Law and the 1977 Defence White Paper marked the institutionalisation of maritime frontiers within Italian Republic' s defense planning over this period. [Publisher's text]
Fa parte di
Italia contemporanea : 310, supplemento, 2026-
Articoli dello stesso fascicolo (disponibili singolarmente)
-
Informazioni
Codice DOI: 10.3280/IC2026-310-S1OA-006
ISSN: 2036-4555
PAROLE CHIAVE
- sicurezza marittima italiana, distensione mediterranea, territorializzazione del mare, frontiere marittime, Canale di Sicilia
- italian maritime security, mediterranean détente, sea territorialization, maritime borders, Strait of Sicily
