L'orfano e il figliol prodigo : il mito di Parsifal in Furio Jesi
P. 323-330
Accenni al Graal e alla mitica Cerca dei cavalieri di Artù attraversano l'intera opera di Furio Jesi, dalla fiaba giovanile La casa incantata – riscrittura dell'Enrico di Ofterdingen di Novalis - a Il linguaggio delle pietre, in cui la pietra di cui ci si pone in ascolto è tempo stesso pietra filosofale e lapis exiliis. Nel ricorso all'immaginario eucaristico e cortese si rivela l'esigenza di trovare, nel tempo dell'esilio e della lontananza dal sacro, il punto di contatto tra il celeste e il terrestre, ultima speranza di riscatto della finitezza creaturale; speranza che si incarna in Parsifal e nel suo contraddittorio destino, dove la disperazione e la colpa si trasformano in gloria e la Terra Desolata in quella promessa: "Non vocaberis ultra Derelicta, et terra tua non vocabitur amplius Desolata; sed vocaberis, Voluntas mea in ea, et terra tua Inhabitata" (Is 62, 4) [Testo dell'editore].
Allusions to the Grail and to the mythical Quest of Arthur's knights run through the entire work of Furio Jesi. They appear from the early fairy tale La casa incantata, a rewriting of Novalis's Heinrich von Ofterdingen, to Il linguaggio delle pietre, where the stone is at once the philosopher's stone and the lapis exiliis. The recourse to Eucharistic and courtly imagery reveals the need to find, in a time of exile and distance from the sacred, a point of contact between the celestial and the earthly; and with this, the last hope of redeeming creaturely finitude. This hope takes shape in Parsifal and in his contradictory destiny, where despair and guilt are transformed into glory, and the Waste Land into the promised land: "Non vocaberis ultra Derelicta, et terra tua non vocabitur amplius Desolata; sed vocaberis, Voluntas mea in ea, et terra tua Inhabitata" (Is 62, 4) [Publisher's text].
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DOI: 10.82026/12430
ISSN: 2035-7583
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