Quando la storia non è narrata : un caso clinico
125-133 p.
Il presente contributo nasce dall'esigenza di interrogarsi su ciò che accade quando la storia del paziente non si presenta in forma chiara, lineare e narrabile. Nel setting privato così come in quello istituzionale, infatti, il paziente può tacere, cambiare discorso o fornire versioni parziali e contraddittorie, rendendo difficile accedere alla sua sofferenza. Viene presentato il caso di una paziente ricoverata in un reparto di riabilitazione psichiatrica, la cui storia emerge non come racconto continuo, ma come insieme di frammenti, omissioni e versioni discordanti. L'articolo non intende proporre una lettura diagnostica, bensì esplorare cosa accade quando l'impossibilità del soggetto di raccontarsi coesiste con una richiesta di aiuto. Nei contesti istituzionali, attraversati da terzi, interruzioni e discontinuità, anche il lavoro d'équipe diventa luogo di raccolta e trasformazione dei frammenti clinici. Attraverso i contributi di Bion, Ferenczi, Botella e Kaës, viene proposta una riflessione sulla funzione
dell'analista come contenitore del non-rappresentabile e sul controtransfert come spazio di pensabilità del dolore non simbolizzato. [Testo dell'editore]
This paper arises from the need to explore what happens when a patient's history does not present itself in a clear, linear, and narratable form. In both private and institutional settings, patients may remain silent, shift the subject, or provide partial and contradictory accounts, making it difficult to access their suffering. The paper presents the case of a patient admitted to a psychiatric rehabilitation unit, whose history emerges not as a continuous narrative but as a constellation of fragments, omissions, and discordant versions. The article does not aim to provide a diagnostic formulation, but rather to explore what happens when the subject's inability to narrate themselves coexists with a request for help. In institutional settings, marked by the presence of third parties, interruptions, and discontinuities, team-based clinical work also becomes a space for collecting and transforming clinical fragments. Drawing on the contributions of Bion, Ferenczi, Botella, and Kaës, the paper reflects on the
analyst's function as a container for the unrepresentable and on countertransference as a space in which non-symbolized suffering may begin to become thinkable. [Publisher's text]
Fa parte di
Psicoterapia psicoanalitica : 1, 2026-
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Informazioni
Codice DOI: 10.3280/PSP2026-001008
ISSN: 2531-6753
MATERIE
PAROLE CHIAVE
- Frammenti, incongruenze, rappresentabilità, istituzione, contenitore
- Fragments, incongruences, representability, institution, container
Articolo
