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L'«etàdelle macchine». Uomini e automi nell'Ottocento italiano

2026 - Quodlibet

272 p. : ill.

Quali riflessi ha avuto nella letteratura italiana dell'Ottocento il rapporto sempre più stretto tra l'uomo e la macchina? E in particolare, quale spazio è stato riservato, nel corso del secolo, al motivo dell'automa, che tanto profondamente ha inciso nel coevo immaginario europeo? Il libro intende rispondere, per la prima volta ad ampio raggio, a simili quesiti, lungo un arco cronologico che parte da Foscolo e giunge allo scorcio conclusivo del secolo. Punto nevralgico dell'inchiesta è l'opera di Leopardi: è a lui che si deve la definizione del tempo corrente come l'«età delle macchine»; ed è soprattutto con i nodi cruciali della sua riflessione che, negli anni e nei decenni a venire, continuano a confrontarsi gli altri autori esaminati in questo volume. Da Belli a Nievo, dagli Scapigliati a Capuana, emergono a più riprese, variamente intrecciate e declinate, alcune questioni fondamentali: le polarità corpo/mente, naturale/artificiale, volontario/irriflesso; l'imporsi del paradigma quantitativo e

utilitaristico; il problema dei compiti e dei limiti della sperimentazione scientifica. Al netto di importanti deviazioni ed elusioni (è il caso di Manzoni), ne risulta una riconoscibile linea di scrittori pronti a cogliere il lato oscuro della tecnica e, più in generale, della piena modernità. [Testo dell'editore]

Letteratura, storia e critica: letteratura dal 1800 al 1900.