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Per chi sono i monumenti? : oltre la naturalità del patrimonio, per costruire le comunità di eredità

2024 - Leo S. Olschki

P. 375-386

L'introduzione presenta gli interventi della sezione monografica inserendoli nella cornice di una riflessione sulla relazione tra persone, gruppi e monumenti e sulle pratiche di costruzione del ruolo e del senso di questi oggetti. Partendo dal recente dibattito sul concetto di cancel culture e dalle ricerche che ne sono scaturite in Italia, con particolare riferimento al lascito del fascismo, l'introduzione sottolinea il rinnovato ruolo dei monumenti come centro di azioni di rivendicazione politica nello spazio pubblico, e il ruolo degli antropologi culturali nell'osservare e documentare tutte quelle pratiche volte ad utilizzarlo, distruggerlo, silenziarlo. Proprio la prassi metodologica della ricerca sul campo viene individuata come spazio conoscitivo in cui superare la dicotomia tra cancellazione e conservazione, tra azione distruttiva e trasmissione paternalistica e neutralizzata.

Il confronto proposto nella sezione tra la sociabilità dei monumenti in contesti diversi fa infatti emergere la necessità di non considerare ovvia o naturale la presenza dei monumenti, ma di pensarli invece come oggetti presenti nello spazio pubblico che devono essere abitati da comunità patrimoniali, che possono e devono essere protagoniste nel definire e riattualizzare il significato e il ruolo di queste eredità. [Testo dell'editore]

The introduction presents the essays of the monographic section framing them through the relationship between people, groups and monuments and the practices with which these objects are given a role and a meaning. Starting from the recent debate on cancel culture and the research that have arisen in Italy, with particular reference to the legacy of fascism, the introduction emphasizes the renewed role of monuments in public space as a center of political claims, and the role of cultural anthropologists in observing and documenting all those practices aimed at use, destroy, silence monuments. Specifically, the methodological practice of fieldwork is identified as a cognitive space in which to overcome the dichotomy between cancellation and conservation, between destructive action and paternalistic, neutralized transmission.

The comparison proposed in the section, between the sociability of monuments in different contexts, brings out the need to not consider the presence of monuments as obvious or natural but instead to think of them as objects present in public space that must be inhabited by heritage communities, which can and must be protagonists in defining and re-actualizing the meaning and role of these heritages. [Publisher's text]

47640 characters

Fait partie de

Lares : rivista quadrimestrale di studi demo-etno-antropologici : XC, 3, 2024