L'equivoco dello sguardo : come giudichiamo l'arte tra emozione, concetto e cultura
P. 227-235
Il saggio esamina la pretesa di universalità del concetto occidentale di arte, distinguendo tra il suo riconoscimento genealogico e la gerarchia culturale che ne deriva. Affermare che l'arte - intesa come categoria estetica autonoma -sia un prodotto storico dell'Occidente non implica alcuna superiorità, ma la consapevolezza della sua origine. Al contrario, l'universalismo inclusivo rischia di risolversi in un etnocentrismo sottile, che proietta forme di decodifica locali come se fossero protocolli di lettura neutri e oggettivi. Attraverso il dialogo con Kant e Wallerstein, il testo evidenzia il nesso tra universalismo concettuale e percettivo: così come il giudizio di gusto aspira a una validità universale, le strutture culturali occidentali si impongono come griglie interpretative assolute [Testo dell'editore].
The essay examines the claim to universality of the Western concept of art, distinguishing between its genealogical recognition and the cultural hierarchy that may derive from it. To assert that art - understood as an autonomous aesthetic category - is a historical product of the West does not imply any form of superiority, but rather an awareness of its origin. By contrast,inclusive universalism risks turning into a subtle form of ethnocentrism,projecting local modes of interpretation as if they were neutral and objective protocols of reading. Through a dialogue with Immanuel Kant and Immanuel Wallerstein, the text highlights the connection between conceptualand perceptual universalism: just as the judgment of taste aspires to universal validity, Western cultural structures impose themselves as absolute interpretive frameworks [Publisher's Text].
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Quaderni di Inschibboleth : 25, 1, 2026-
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Information
DOI: 10.1400/303379
ISSN: 2532-5183
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