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Animal exploitation in the Neolithic of Lipari : zooarchaeological analysis of the Contrada Diana assemblage

2025 - Istituto italiano di preistoria e protostoria

P. 1-16

This paper presents the results of the zooarchaeological analyses of the faunal assemblage from Trench XVII, excavated in 1953 in Contrada Diana on the island of Lipari. The site is part of a vast Neolithic settlement that identifies the Diana culture, widespread in Sicily and in the Italian peninsula. The assemblage is dominated by caprines, with goats outnumbering sheep. Cattle and pig remains are remarkably less frequent, while the presence of dogs is attested by fewer bones. Hunting is only marginally attested, whereas fishing played a more significant role than expected, despite the absence of systematic soil sieving activities.

Fish remains – mostly belonging to coastal species such as groupers and amberjacks – constitute the second most frequent faunal category, far surpassing both cattle and pigs. The composition of the assemblage reflects the ecological constraints typical of insular settings and contributes to broader discussions on animal resource management in contexts where such resources may have been limited. The site thus fits into a wider comparative framework involving other insular contexts in Sicily and the Mediterranean, offering new insights into subsistence strategies adapted to island environments.

Questo contributo presenta i risultati delle analisi archeozoologiche del campione proveniente dalla Trincea XVII indagata nel 1953 a Contrada Diana sull'isola di Lipari. Il sito fa parte di un vasto insediamento neolitico che identifica la cultura di Diana, diffusa in Sicilia e nella penisola italiana. Il campione è dominato da resti di ovicaprini, con una prevalenza delle capre rispetto alle pecore. I resti di bovini e suini risultano nettamente minoritari, mentre la presenza del cane è attestata da pochi resti isolati. La caccia è scarsamente attestata, mentre la pesca riveste un ruolo più significativo del previsto, nonostante l'assenza di attività di setacciatura dei sedimenti.

I resti ittici, attribuibili a specie costiere come cernie e ricciole, rappresentano la seconda categoria faunistica più numerosa, superando in frequenza bovini e suini. La composizione del campione riflette le limitazioni ecologiche tipiche dei contesti insulari e contribuisce alla discussione sulle modalità di gestione delle risorse animali in ambienti in cui queste potevano essere limitate. Il sito si inserisce quindi in un quadro comparativo più ampio con altri contesti insulari della Sicilia e in generale del Mediterraneo, contribuendo alla comprensione delle strategie di sussistenza adattate a contesti isolani.

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Rivista di scienze preistoriche : LXXV, 2025