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Contatti ed effetti = Contacts and effects

2024 - Anteferma

P. 60-69

La dimensione urbana della Cina Globale è oggetto di preoccupazione che sta attirando l'attenzione a livello nazionale e internazionale (Shin, Zhao et al., 2022). L'interesse è considerare la Cina come un metodo invece di un oggetto, studiandola come “sia un'ottica che un processo” (Mizoguchi, 2016). In questo contesto, un argomento non troppo dibattuto è il cosiddetto Chinatown, risultato visibile dell'aumento simultaneo dei tassi di migrazione cinese (Anderson, 2016). Diffusi globalmente attraverso i nodi di una diaspora che conta ormai decine di milioni di individui, le Chinatowns hanno attraversato una trasformazione da enclavi marginali sotto vari regimi coloniali a un “bene posizionale” in un mondo di simboli circolanti e riferimenti tra città (Lowry e McCann 2011).

Partendo da questo punto, la presente ricerca si interroga sulla possibilità di comprendere uno spazio relazionale del genere al di là di un “modello occidentale di modernità” normativo (Ong, 1999; Eom, 2013) secondo il quale i confini possono essere solo spazi di negazione. Ammettendo spostamenti epistemici, l'obiettivo è riformulare la conoscenza di questi spazi al di fuori del loro ruolo di subordinazione, e più come “zone di contatto” (Pratt, 1991), dove le culture interagiscono, si confrontano e si scontrano [Testo dell'editore].

The urban dimension of Global China is a matter of concern that is gaining attention within and beyond national boundaries (Shin, Zhao et al, 2022). The interest is to consider China as a method instead of an object, studying it as “both an optic and a process” (Mizoguchi, 2016). Within this framework, a not-so disputed topic is the so-called Chinatown, a visible result of the simultaneous soaring rates of Chinese migration (Anderson, 2016). Threw globally across the nodes of a diaspora that now numbers in the tens of millions, Chinatowns have undergone a status from marginal enclaves under various regimes of colonialism to ‘positional good' in a world of circulating symbols and cross-city referencing (Lowry and McCann 2011).

From this point of departure, the present research questions the possibility of understanding such a relational space beyond a normative “Western model of modernity” (Ong, 1999; Eom, 2013) according to which boundaries can only be spaces of negation. Admitting epistemic shifts, the aim is to reformulate knowledge of these spaces out of their role of subordination, and more as “contact zones” (Pratt, 1991), where cultures interact, confront and clash [Publisher's text].

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