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Work without workhood and the ambiguities of self-recognition when working on platforms : the case of micro-influencers

2026 - Franco Angeli

91-106 p.

Digital platforms have reshaped the boundaries of labour, accelerating the post-Fordist expansion of value production beyond formal employment and blurring distinctions between work and non-work. Within platform economies, creative, affective, and aesthetic practices increasingly sustain commercial value while remaining weakly institutionalised as labour, raising questions of recognition, subjectivation, and rights. This article examines micro-influencers in the second-hand and vintage fashion niche as a revealing case of platform-mediated labour situated between passion and obligation, autonomy and constraint. Drawing on one year of digital ethnography on Instagram and TikTok and semi-structured interviews with Italian micro-influencers, the study identifies three intertwined dynamics: the production of primarily symbolic rather than monetary value, the ambivalent negotiation of autonomy under platform logics, and the centrality of algorithmic visibility as both opportunity and source of precarity. While

participants invest sustained time, skills, and emotional labour, they often refrain from naming their activity as "work". The article conceptualises this condition as work without workhood: a form of platform labour that functions as labour in terms of effort, discipline, and value production, yet remains weakly recognised at the social and subjective level. [Publisher's text]

Le piattaforme digitali hanno ridefinito i confini del lavoro, accelerando l'espansione post-fordista della produzione di valore al di là dell'occupazione formale e rendendo sempre più labili i confini tra lavoro e non-lavoro. All'interno delle economie delle piattaforme, le pratiche creative, affettive ed estetiche sostengono sempre più il valore commerciale pur rimanendo debolmente istituzionalizzate come lavoro, sollevando questioni di riconoscimento, soggettivazione e diritti. Questo articolo esamina i micro-influencer nella nicchia della moda di seconda mano e vintage come un caso rivelatore di lavoro mediato dalle piattaforme, situato tra passione e obbligo, autonomia e vincolo. Attingendo a un anno di etnografia digitale su Instagram e TikTok e a interviste semi-strutturate con micro-influencer italiani, lo studio identifica tre dinamiche intrecciate: la produzione di valore prevalentemente simbolico piuttosto che monetario, la negoziazione ambivalente dell'autonomia secondo le logiche delle

piattaforme e la centralità della visibilità algoritmica sia come opportunità che come fonte di precarietà. Sebbene i partecipanti investano tempo, competenze e lavoro emotivo in modo costante, spesso si astengono dal definire la propria attività come "lavoro". L'articolo concettualizza questa condizione come "lavoro senza status lavorativo": una forma di lavoro su piattaforma che funziona come lavoro in termini di impegno, disciplina e produzione di valore, ma che rimane scarsamente riconosciuta a livello sociale e soggettivo. [Testo dell'editore]

Forma parte de

Sociologia del lavoro : 174, 1, 2026