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Rinascimento verdiano

2025 - Manzoni editore

518 p. : ill.

Nella vastissima bibliografia verdiana, accanto a biografia, carteggi, studi esegetici di musicologia, saggi divulgativi ad ampio spettro, volumi illustrati su tutto ciò che riguarda il Maestro, mancava un'analisi completa delle sue opere registrate a partire dall'introduzione della tecnica di ripresa elettrica nel 1925, tecnica che ha consentito di realizzare le prime incisioni di opere complete e non solo di selezioni di arie, cori e duetti, così come era avvenuto a inizio XX secolo. Diversi studi critici ne hanno fatto cenno negli scorsi decenni, ma dall'interno di rassegne onnicomprensive relative al melodramma registrato.

La prima parte di questo studio, Il canone in disco, si pone il problema di mettere in evidenza (attraverso la sodezza dei documenti sonori) il diagramma di quello che, a partire da metà Novecento, è stato il Rinascimento verdiano consegnato al disco soprattutto nel periodo d'oro delle grandi realizzazioni discografiche: dal 1954 al 2000, ovvero da quando è stata introdotta la stereofonia a quando sono quasi cessate le incisioni effettuate in studio. Nel saggio La contemplazione del vero, viene invece sviluppata un'indagine sulle strategie del teatro musicale verdiano. Verdi fece infatti dell'orchestra l'espressione plastica di quanto i personaggi sulla scena avvertivano inconsciamente.

La sua capacità di rendere fenomeno quanto, nella psiche, agisce per pulsioni e risentimenti: negazione di ogni volontà, si cristallizza, in lui, fin dal principio in sfumature sottili, raffinate indagini sul potere evocativo dei timbri, le agogiche, i silenzi, gli strappi che tutto sommuovono. Spesso trattato con la sufficienza che si riserva ai monumenti nazionali, Verdi si rivela acuto conoscitore dei Romantici tedeschi, i Francesi dell'Opéra comique e di quella civiltà capace, negli antichi polifonisti, di sospendere il tempo e far sì che il compositore facesse, di lui, ciò che lo scultore fa della pietra. Questa analisi capillare, condotta ignorando le convenzioni vigenti, è un atto dovuto al genio più malinteso, nella storia del teatro musicale. [Testo dell'editore]

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