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Dall'empowerment contro la violenza di genere verso una nuova cittadinanza sociale

2025 - Franco Angeli

27-37 p.

L'articolo esamina come l'integrazione delle politiche contro la violenza di genere nei sistemi di welfare possa contribuire a ri-legittimare lo Stato sociale dopo decenni di erosione neoliberale, mettendo in discussione le basi patriarcali della cittadinanza sociale. La violenza è letta come ingiustizia strutturale radicata nelle disuguaglianze socio-economiche di genere e nella configurazione stessa delle istituzioni di welfare. Basandosi su lavori di teoria politica femminista e studi sulla giustizia sociale, l'articolo ricostruisce l'esclusione storica delle donne e la loro inclusione condizionata nei regimi di welfare modellati sul male breadwinner, entro cui la violenza è rimasta in gran parte invisibile. Analizza poi l'integrazione recente di misure di empowerment per le vittime (reddito, lavoro, casa) come svolta importante ma ambivalente, che può riprodurre paternalismo, condizionalità e stereotipi sulla "vittima appropriata" come "soggetto vulnerabile". Sostiene, in conclusione, che solo un welfare

universalistico e integrato può sostenere l'autonomia delle donne, promuovere la giustizia di genere e ridefinire la cittadinanza sociale in un contesto post-neoliberale. [Testo dell'editore]

This article examines how integrating policies against gender-based violence into welfare systems can help re-legitimise the welfare state after decades of neoliberal erosion, while challenging the patriarchal foundations of social citizenship. It reframes violence as structural injustice rooted in socio-economic gender inequalities and in the gendered design of welfare institutions. Drawing on feminist political theory and social justice scholarship, it reconstructs women's historical exclusion and conditional inclusion within welfare regimes shaped around the male breadwinner model, where violence remained largely invisible. It then analyses the recent incorporation of survivors' socio-economic empowerment measures (income support, labour inclusion, housing) as a significant yet ambivalent shift, potentially reproducing paternalism, conditionality and stereotypes of the "appropriate victim" as "vulnerable subject". The article argues, in conclusion, that only a universalistic, integrated welfare model can

effectively support women's autonomy, advance gender justice, and redefine social citizenship in a post-neoliberal context. [Publisher's Text]

Is part of

Welfare e ergonomia : XI, 2, 2025