Spazi del debito
91-110 p.
L'ipotesi qui sostenuta è che debito sia non solo una faccenda economica o temporarale, ma una vera e propria "pratica dell'abitare" che si manifesta secondo precise forme di produzione spaziale. Spazio che è prodotto entro condizioni di obbligo, di intrecci tra forme di predazione e di produzione estrattivista, di fallimenti, di strategie di resistenza, di rovina e rottura. Il debito è, nel senso comune, un'azione di prendere in prestito nel presente e rimborsare in futuro (Mauss 1954; Bourdieu 1977; Derrida 1992). Ma il debito non è semplicemente un dispositivo economico, è anche, e soprattutto, una tecnica di governo e di controllo delle soggettività individuali e collettive, vale a dire è una costruzione politica. Un intreccio tra idee, immaginari, bisogni e paure. È fondamentale tuttavia intendere il debito come una relazione spaziale oltre che temporale e sociale se vogliamo comprendere l'esperienza dell'indebitamento e le ricadute, sociali e spaziali di tale processo. Il debito è soprattutto, è un
fatto biopolitico. È pedagogico e punitivo, mette assieme politiche e policy. Il debito è uno di quei pochi luoghi in cui la microeconomia e la macroeconomia si intrecciano in maniera complessa, perché così come, ad esempio, tende ad aumentare il debito statale, allo stesso modo crescono i debiti personali. Può il debito diventare un principio di elaborazione dell'analisi spaziale? Può la macchina del debito divenire un dispositivo di progetto così come, ad esempio, le crisi ecologiche, sanitarie e climatiche contemporanee hanno ridefinito temi e forme dell'azione progettuale? [Testo dell'editore]
The hypothesis argued here is that debt is not only an economic or temporal affair, but an actual 'practice of dwelling' that manifests itself according to precise forms of spatial production. Space that is produced within conditions of obligation, of intertwined forms of predation and extractivist production, of failure, of strategies of resistance, of ruin and rupture. Debt is, in the common sense, an action of borrowing in the present and repaying in the future (Mauss 1954; Bourdieu 1977; Derrida 1992). But debt is not simply an economic device, it is also, and above all, a technique of governing and controlling individual and collective subjectivities, i.e. it is a political construction. An interweaving of ideas, imaginaries, needs and fears. However, it is essential to understand debt as a spatial as well as temporal and social relation if we are to understand the experience of indebtedness and the social and spatial repercussions of this process. Above all, debt is a biopolitical fact. It is
pedagogical and punitive, it brings politics and policy together. Debt is one of those few places where microeconomics and macroeconomics intertwine in a complex way, because just as, for example, state debt tends to increase, so do personal debts. Can debt become a processing principle for spatial analysis? Can the debt machine become a project device in the same way that, for example, contemporary ecological, health and climate crises have redefined themes and forms of project action? [Publisher's text]
Ist Teil von
U3 iQuaderni : Journal of urban studies : 30, 2025-
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THEMENBEREICHE
KEYWORDS
- debito, spazio, femminismi, domesticità, finanza, resistenza
- debt, space, feminisms, domesticity, finance, resistance
