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Il giusto processo (in)civile in tempo di pandemia

x, 129 p.

Includes bibliographical references.

Paralisi della giustizia civile per oltre due mesi, alluvionale legislazione di emergenza, protocolli locali a guisa di edicta, udienze cartolari o da remoto, che dell'ascolto insito nell'"audiantur partes" conservano soltanto l'etimo, comparizioni e discussioni orali dematerializzate, atti e note scritte che si moltiplicano iterativi, iper-formalismo del PCT e implacabili nullità per difetti in qualche congegno estrinseco di codesta ultra-forma telematica, kafkiani non-luoghi e ubiquità del processo e dei suoi "ministri", che rimangono nel proprio domicilio digitale senza che più ci si rechi nel locus iustitiae onde "ius esto", incessanti riforme processuali e altre ancora preannunciate nel Recovery Plan come necessarie e indifferibili.

In questo drammatico torno di tempo si è assistito a una rivoluzione tecnologica e, prima ancora, antropologica circa il modo di postulare e di render giustizia. Il libro offre una riflessione complessiva su "le magnifiche sorti e progressive" del processo civile, per affrontarne i problemi con spirito nuovo che faccia nuove tutte le cose, tornando in effetti all'antico, alla phrònesis dialogica che dei metodi di soluzione delle controversie è da sempre intima essenza [Testo dell'editore].

A. Tedoldi, professor at the University of Verona.